p 263 .

Paragrafo 3 . Gli Stati Uniti da Carter a Clinton.

     
Il  democratico James Earl Carter, eletto presidente nel 1976, dovette
affrontare una situazione economica assai difficile; riusc a bloccare
il  deprezzamento  del  dollaro, ma non fu  in  grado  di  frenare  n
l'inflazione n la disoccupazione. Esiti controversi ebbe anche la sua
politica  estera: normalizz i rapporti con Panama e svolse  un  ruolo
decisivo nei negoziati di pace tra Israele ed Egitto che si conclusero
nel  settembre del 1978 con l'accordo di Camp David, ma venne accusato
di  non aver saputo difendere gli interessi statunitensi in Angola, in
Etiopia  e  in  Nicaragua. Il suo credito presso  l'opinione  pubblica
statunitense decadde ulteriormente nell'aprile del 1980,  quando,  per
liberare  il  personale  americano tenuto in ostaggio  nell'ambasciata
degli  Stati  Uniti  da  estremisti islamici (l'ambasciata  era  stata
occupata  nel  novembre  del  1979, in  seguito  alla  rivoluzione  di
Khomein),  dopo inconcludenti trattative diplomatiche,  autorizz  un
blitz che fall provocando la morte di otto militari.
     Gli incerti risultati della politica interna e gli insuccessi  di
quella  estera  costarono  a  Carter la  rielezione  e  favorirono  la
vittoria,  nel 1980, del candidato repubblicano Ronald Wilson  Reagan.
Il  nuovo  presidente  var un programma di stampo  neoconservatore  e
liberistico, cui si accompagnarono una relativa restrizione  monetaria
con  innalzamento  dei  tassi di interesse e un  alleggerimento  della
pressione fiscale. Gli effetti furono contraddittori: si verific  una
ripresa  dell'attivit produttiva e l'inflazione inizi a  calare,  ma
contemporaneamente crebbe la disoccupazione, si aggrav  il  disavanzo
della   bilancia  commerciale  ed  aument  il  deficit  del  bilancio
federale,  anche  perch  le  risorse finanziarie  non  pi  destinate
all'assistenza  e  all'istruzione  vennero  impiegate  per  le   spese
militari.
     La  necessit di ridurre il deficit pubblico spinse il presidente
Reagan  ad avviare trattative decisive per la distensione dei rapporti
tra USA e URSS (vedi paragrafo precedente).
     I  repubblicani  restarono alla Casa Bianca  con  George  Herbert
Bush, eletto presidente nel 1988. In politica estera l'uso della forza
militare per affermare la supremazia americana in varie aree del globo
o  per ripristinare diritti violati fu affiancato alle iniziative  per
la  distensione.  Nel  dicembre  del 1989,  25.000  soldati  americani
vennero  inviati a Panama per catturare Manuel Noriega, comandante  in
capo  delle  forze  armate,  di fatto dittatore  dello  stato  centro-
americano.  A  lungo sostenuto dagli Stati Uniti  con  i  quali  aveva
collaborato alle iniziative contro Cuba ed il Nicaragua, Noriega aveva
instaurato un regime autoritario e repressivo che poteva avere effetti
destabilizzanti   su  tutta  l'area.  La  situazione   era   diventata
incandescente  nel 1989, dopo che il dittatore, che  fra  l'altro  era
stato   incriminato   da  un  tribunale  statunitense   per   traffico
internazionale di droga, aveva annullato le elezioni presidenziali
     
     p 264 .
     
     vinte  dal candidato dell'opposizione. L'intervento dei  militari
americani  si concluse con la cattura di Noriega, ma nei combattimenti
morirono centinaia di persone, tra cui molti civili.
     Una  nuova  e pi massiccia iniziativa militare fu quella  contro
l'Iraq di Suddam Hussein, che gli Stati Uniti condussero sotto l'egida
dell'ONU  tra  gennaio  e febbraio del 1991 (vedi  capitolo  Quindici,
paragrafo 5), per imporre al presidente iracheno il ritiro dal Kuwait,
occupato alcuni mesi prima, e per ripristinare il controllo su un'area
nevralgica     per    le    relazioni    economiche    e     politiche
internazionali.  Nell'operazione gli Stati Uniti  impiegarono  pi  di
600.000  soldati  e un imponente apparato tecnologico,  che  in  poche
settimane sconfissero le forze irachene.
     Contemporaneamente procedevano le trattative per il  disarmo  con
l'Unione  Sovietica,  che portarono alla firma del  trattato  START  2
(vedi paragrafo 2). Finalizzate alla distensione internazionale furono
anche  la  partecipazione alla conferenza di Madrid per  la  pace  nel
Medio Oriente e la missione umanitaria in Somalia nel 1992.
     I  successi  conseguiti  negli affari  esteri  non  riuscirono  a
compensare  gli scarsi risultati ottenuti nelle questioni interne:  il
presidente  Bush  infatti  non riusc ad affrontare  efficacemente  la
difficile  congiuntura economica n i pi gravi problemi  sociali.  Il
deficit   pubblico  ebbe  un  ulteriore  aggravamento  ed  aumentarono
disoccupazione e povert.
     Il   malcontento  per  il  disagio  economico  e  sociale  favor
l'elezione  alla  presidenza del democratico William Jefferson  (detto
Bill)  Clinton.  Entrato in carica nel 1993, in  politica  interna  il
nuovo presidente cerc di favorire la ripresa economica attraverso  un
programma   che   ricalcava   il  new  deal  rooseveltiano,   operando
contemporaneamente  una riduzione delle spese militari  e  promuovendo
misure assistenziali a favore dei cittadini pi disagiati. In politica
estera prosegu sulla linea della distensione, trovandosi per a dover
affrontare uno scenario mondiale reso pi problematico dal crollo  del
comunismo.
